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Carissimo Viandante del Web,
se per caso ami la cultura e l'avventura e vorresti conoscere una terra magica e misteriosa, come la Sicilia, questo è il tuo blog. "Il Veltro", come un "segugio", ti indica la via per raggiungere luoghi affascinanti e antichi, tradizioni e feste popolari d'altri tempi e una e più storie.
Leggendo, viaggerai.
Buona Lettura.
Flavio Mela
Per inviare gli articoli personali o per comunicare
con "Il Veltro Blog" scrivere all'indirizzo e-mail:
info.ilveltro@yahoo.it
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Folklore. Speciale Settimana Santa. "Lu Signuri di li Fasci" di Pietraperzia.
Il centro Sicilia accoglie tra le sue più grandi tradizioni il Venerdì Santo di Pietraperzia. Non è una processione come le altre quella che si svolge. Ma ha dell'incredibile. Chiunque abbia mai assistito all'evento centenario ne è rimasto così stupito e ammirato che ha deciso di ritornare nella piccola cittadina del famoso Castello Barresi. Ed è così perchè "Lu Signuri di li Fasci", nome del tradizionale evento, non può che coinvolgere, attirare, rendere partecipi come se in qualche modo si diventi cittadini pietrini. A parlarci di questo speciale evento folklorico con una resa veramente documentaristica è la studentessa pietrina Veronica Riccobene. Ma da oggi non dovrete solo leggere. Il Veltro.blog entra in casa YouTube con un suo Canale "Il Veltro. blog Reporter". Per tanto vedrete direttamente parte della festa con un video realizzato dalla studentessa pietrina Francesca Riccobene che, per Il Veltro, ha colto le parti salienti della processione del "Singuri di li Fasci".Si invita per tanto ad una buona lettura. Ma prima, BUONA VISIONE!
"Lu Signuri di li Fasci" di Pietraperzia di Veronica Riccobene
Uno dei momenti più suggestivi che la religiosità e la tradizione siciliana offrono ai propri visitatori è la Festa di “Lu Signuri di li fasci” a Pietraperzia (EN). Il rito risale al 1300 e deve la sua nascita e la continuità lungo i secoli alla confraternita di Santa Maria Santissima del Soccorso che si occupa anche di organizzare le manifestazioni per la Settimana Santa. La Confraternita custodisce all’interno della Chiesa del Carmine i costumi risalenti al Trecento: camici bianchi con un cordone in vita ornato di pendenti bianchi e azzurri, guanti bianchi, cappuccio e mantella azzurra bordata d’oro. Il costume tradizionale viene ripreso negli attuali abiti dei fedeli che partecipano all’evento. L’attesa comincia fin dal Giovedì Santo quando, lungo le strade, si sentono i cori e i lamenti dei fedeli in preghiera che cantano la Passione di Cristo.
L’indomani, il Venerdì Santo, alle tre del pomeriggio, dopo che per l’intera mattinata una processione ininterrotta di fedeli si è recata nella Chiesa del Carmine, viene deposto il Cristo Crocifisso dalla Cappella che lo ospita nel corso dell’anno. L’anima di "lu Signuri di li fasci" è una trave d
i legno di cipresso, terminante a croce. La trave è alta metri 8,50 con tutta "la vara". Essa viene portata all’esterno della chiesa del Carmine (dove ha sede) verso il tramonto del sole e lasciata in posizione orizzontale nello spiazzale antistante la chiesa stessa . Quindi nella parte alta della trave viene apposta una struttura metallica di forma circolare. Di lì a poco i fedeli si avvicinano alla croce e cominciano ad annodare al cerchio 300 fasce di tela di lino bianche della lunghezza di circa 32 metri e della larghezza di circa 40 centimetri. La funzione delle fasce sarà quella di consentire ai fedeli di mantenere in equilibrio la lunga asta di legno lungo il percorso processionale.
Intanto, all’interno della chiesa del Carmine, si svolge un altro atto tradizionale di cui non si conosce 1’origine: un componente della confraternita tutto il pomeriggio è impegnato a stendere, sul corpo del Crocifisso, dei nastrini rossi, detti "misureddi" (piccole misure) che così benedetti, vengono, legati dai fedeli all’avambraccio o alla caviglia.
Poco prima dell’inizio della processione, viene posto in cima alla croce il Crocifisso antico e miracoloso. Commovente il sincronico passaggio del Crocifisso da una mano all’altra ("a ppassamànu") dei confrati disposti a catena dentro la chiesa del Carmine. Ciò al fine di far pervenire il Crocifisso dal posto dov’è tenuto nel pomeriggio per la tradizionale benedizione di "li misurèddi", fino all’esterno dell’ingresso della Chiesa dove già la croce è pronta per essere innalzata. La gente, che si trova in chiesa, si riversa fuori per assistere al momento della spettacolare "alzata" della grande croce. Nel mentre, i confrati, impegnati nell’atto rituale del passamano del Crocifisso, pregano gridando la giaculatoria: "Pietà e Misericordia, Signuri". Questa giaculatoria sarà ripetuta dai portatori della "vara"ogni volta che sono chiamati dal doppio colpo di un martello di legno, dato dal confrate-guida sul fronte interno del fercolo, per rimettere sulle spalle il pesante carico. Ai piedi del Cristo in croce viene posto un globo a vetri colorati, simbolo del mondo e delle sue diversità, dominato dalla potenza salvifica di Cristo. Questo globo viene internamente illuminato da 4 lampade che ne fanno risaltare la sua policromia.
La processione ha inizio tra le 20.30 e le 21.00 nella piccola piazza antistante la chiesa del Carmine, dove tutti i cittadini e turisti si radunano per assistere all’ emozionante alzata del Signore. Into
rno si crea un silenzio interrotto dai soli tre colpi dati nella vara, i quali danno il segnale ai portatori di tirarlo su. In pochissimi secondi il silenzio si trasforma in stupore per i turisti ma per i cittadini descrive quell’immenso legame con il Crocifisso. In pochi minuti ha inizio la processione che si svolge nelle vie del paese dove le finestre e i balconi delle abitazioni sono gremite di persone.
Apre il corteo processionale la confraternita Maria SS. del Soccorso, che cura la manifestazione. Quindi segue una delle tre bande musicali (due locali e una forestiera); poi "lu Signuri di li fasci" e una folla immensa; viene dopo una seconda banda musicale e il simulacro dell’Urna col Cristo morto, i fedeli e ancora una terza banda musicale e la statua della Madonna Addolorata. Anticamente dietro "lu Cravàniu" ,così era chiamato "lu Signuri di li fasci", si ponevano tutti coloro che durante l’anno avevano ricevuto la grazia di una guarigione per se o per i propri congiunti; camminavano scalzi e con una catena di ferro ai piedi ("la prucissìoni di li malati"). Particolare fascino per il loro sapore di antico e per la caratteristica intonazione lamentevole , la "Ladàta" che gruppi di persone cantano seguendo la processione. Esse sembrano dare sfogo al loro dolore per la morte in croce del Figlio di Dio.
Le fasce bianche viste da lontano danno ai presenti la sensazione di assistere ad un avvenimento miracoloso: la visione di una montagna alta e innevata, con sulla cima un Crocifisso. A questo punto non si può non parlare della pericolosità del trasporto di un così mastodontico simulacro. Pur essendoci le fasce, che hanno la funzione di equilibrare l’andatura dello stesso, tuttavia spesso, per la poca esperienza o per la disattenzione dei conduttori di fasce, si causano tali inclinazioni della trave da far temere e restare col fiato sospeso. Il grido preoccupato dei confrati responsabili "Attrantàmmu li fasci!" cioè: tiriamo con forza distendendo le fasce! ; oppure: "Allintammu li fasci!" cioè: allentiamo le fasce!, produce attimi di forte ansietà nei presenti. Questi momenti inattesi di suspence rendono ancora più suggestiva la processione
, la cui durata complessiva è di circa quattro ore con parecchie fermate.
I momenti più belli sono quando il simulacro compie un giro completo su se stesso, in piazzetta “P. Pio” e antistante la chiesa Madre. Qui avviene il suggestivo passaggio, sotto le fasce, dell’urna che ritorna nella chiese del Carmine, e dell’Addolorata in chiesa Madre che guarda allontanare il Suo Figlio ormai morto. Da questo momento il fercolo procederà dando le spalle alla chiesa del Carmine.
Siamo arrivato circa all’una di notte e i fedeli riprendono le posizioni per non perdersi la commuovente calata del Signore. Tolte le travi, la vara viene inclinata dolcemente verso il basso e in questa occasione hanno un ruolo fondamentale i portatori delle fasce che si trovano davanti il Signore perché alla il compito di allentare la presa con cautela.
In pochi minuti si vedono alzano al cielo le mani dei confrati che si preparano a prendere il loro Crocifisso amato. Pian piano la gente inizia ad allontanarsi e i più fedeli si addentrano nella piccola Chiese per dare un ultimo saluto al Santissimo Crocifisso.
Con il cuore pieno di emozioni, i cittadini di Pietraperzia depongono il Cristo nella piccola Cappella e, chiudendo le porte della chiesa, aspettano con trepidazione di vedere nuovamente “lu Signuri”.
i legno di cipresso, terminante a croce. La trave è alta metri 8,50 con tutta "la vara". Essa viene portata all’esterno della chiesa del Carmine (dove ha sede) verso il tramonto del sole e lasciata in posizione orizzontale nello spiazzale antistante la chiesa stessa . Quindi nella parte alta della trave viene apposta una struttura metallica di forma circolare. Di lì a poco i fedeli si avvicinano alla croce e cominciano ad annodare al cerchio 300 fasce di tela di lino bianche della lunghezza di circa 32 metri e della larghezza di circa 40 centimetri. La funzione delle fasce sarà quella di consentire ai fedeli di mantenere in equilibrio la lunga asta di legno lungo il percorso processionale.Intanto, all’interno della chiesa del Carmine, si svolge un altro atto tradizionale di cui non si conosce 1’origine: un componente della confraternita tutto il pomeriggio è impegnato a stendere, sul corpo del Crocifisso, dei nastrini rossi, detti "misureddi" (piccole misure) che così benedetti, vengono, legati dai fedeli all’avambraccio o alla caviglia.
Poco prima dell’inizio della processione, viene posto in cima alla croce il Crocifisso antico e miracoloso. Commovente il sincronico passaggio del Crocifisso da una mano all’altra ("a ppassamànu") dei confrati disposti a catena dentro la chiesa del Carmine. Ciò al fine di far pervenire il Crocifisso dal posto dov’è tenuto nel pomeriggio per la tradizionale benedizione di "li misurèddi", fino all’esterno dell’ingresso della Chiesa dove già la croce è pronta per essere innalzata. La gente, che si trova in chiesa, si riversa fuori per assistere al momento della spettacolare "alzata" della grande croce. Nel mentre, i confrati, impegnati nell’atto rituale del passamano del Crocifisso, pregano gridando la giaculatoria: "Pietà e Misericordia, Signuri". Questa giaculatoria sarà ripetuta dai portatori della "vara"ogni volta che sono chiamati dal doppio colpo di un martello di legno, dato dal confrate-guida sul fronte interno del fercolo, per rimettere sulle spalle il pesante carico. Ai piedi del Cristo in croce viene posto un globo a vetri colorati, simbolo del mondo e delle sue diversità, dominato dalla potenza salvifica di Cristo. Questo globo viene internamente illuminato da 4 lampade che ne fanno risaltare la sua policromia.
La processione ha inizio tra le 20.30 e le 21.00 nella piccola piazza antistante la chiesa del Carmine, dove tutti i cittadini e turisti si radunano per assistere all’ emozionante alzata del Signore. Into
rno si crea un silenzio interrotto dai soli tre colpi dati nella vara, i quali danno il segnale ai portatori di tirarlo su. In pochissimi secondi il silenzio si trasforma in stupore per i turisti ma per i cittadini descrive quell’immenso legame con il Crocifisso. In pochi minuti ha inizio la processione che si svolge nelle vie del paese dove le finestre e i balconi delle abitazioni sono gremite di persone.Apre il corteo processionale la confraternita Maria SS. del Soccorso, che cura la manifestazione. Quindi segue una delle tre bande musicali (due locali e una forestiera); poi "lu Signuri di li fasci" e una folla immensa; viene dopo una seconda banda musicale e il simulacro dell’Urna col Cristo morto, i fedeli e ancora una terza banda musicale e la statua della Madonna Addolorata. Anticamente dietro "lu Cravàniu" ,così era chiamato "lu Signuri di li fasci", si ponevano tutti coloro che durante l’anno avevano ricevuto la grazia di una guarigione per se o per i propri congiunti; camminavano scalzi e con una catena di ferro ai piedi ("la prucissìoni di li malati"). Particolare fascino per il loro sapore di antico e per la caratteristica intonazione lamentevole , la "Ladàta" che gruppi di persone cantano seguendo la processione. Esse sembrano dare sfogo al loro dolore per la morte in croce del Figlio di Dio.
Le fasce bianche viste da lontano danno ai presenti la sensazione di assistere ad un avvenimento miracoloso: la visione di una montagna alta e innevata, con sulla cima un Crocifisso. A questo punto non si può non parlare della pericolosità del trasporto di un così mastodontico simulacro. Pur essendoci le fasce, che hanno la funzione di equilibrare l’andatura dello stesso, tuttavia spesso, per la poca esperienza o per la disattenzione dei conduttori di fasce, si causano tali inclinazioni della trave da far temere e restare col fiato sospeso. Il grido preoccupato dei confrati responsabili "Attrantàmmu li fasci!" cioè: tiriamo con forza distendendo le fasce! ; oppure: "Allintammu li fasci!" cioè: allentiamo le fasce!, produce attimi di forte ansietà nei presenti. Questi momenti inattesi di suspence rendono ancora più suggestiva la processione
, la cui durata complessiva è di circa quattro ore con parecchie fermate.I momenti più belli sono quando il simulacro compie un giro completo su se stesso, in piazzetta “P. Pio” e antistante la chiesa Madre. Qui avviene il suggestivo passaggio, sotto le fasce, dell’urna che ritorna nella chiese del Carmine, e dell’Addolorata in chiesa Madre che guarda allontanare il Suo Figlio ormai morto. Da questo momento il fercolo procederà dando le spalle alla chiesa del Carmine.
Siamo arrivato circa all’una di notte e i fedeli riprendono le posizioni per non perdersi la commuovente calata del Signore. Tolte le travi, la vara viene inclinata dolcemente verso il basso e in questa occasione hanno un ruolo fondamentale i portatori delle fasce che si trovano davanti il Signore perché alla il compito di allentare la presa con cautela.
In pochi minuti si vedono alzano al cielo le mani dei confrati che si preparano a prendere il loro Crocifisso amato. Pian piano la gente inizia ad allontanarsi e i più fedeli si addentrano nella piccola Chiese per dare un ultimo saluto al Santissimo Crocifisso.
Con il cuore pieno di emozioni, i cittadini di Pietraperzia depongono il Cristo nella piccola Cappella e, chiudendo le porte della chiesa, aspettano con trepidazione di vedere nuovamente “lu Signuri”.
Folklore. La Passione di Cristo a Piazza Armerina.
Il popolo di Piazza Armerina ha sempre avuto una profonda devozione per il S.S. Crocifisso, fin dai tempi antichi. Il Crocifisso che si porta attualmente durante la processione del Venerdì Santo, scolpito dal maestro Antonio Cultrera, era custodito nei secoli precedenti nella chiesa di Santa Domenica. Nel 1675 Matteo Calascibetta barone di Malpertuso e San Basilio, notando la grande devozione che i pellegrini di Piazza, e non, riservavano al sacro simulacro, volle istituire nella nominata chiesa una collegiata di canonici intitolata al S.S. Crocifisso. Successivamente, durante il Settecento, Pietro Paolo Trigona Marchiafava, barone del Casalotto e della Scaletta, dei baroni di Spedalotto, volle abbattere l’antica chiesa di Santa Domenica per erigere una struttura da dedicare interamente all’adorazione del Crocifisso, lasciando le dovute disposizioni testamentarie alla stessa istituita Collegiata, capitolo di 38 Prebendati, 18 Canonici e 17 Sacerdoti. Il complesso, che attualmente è visitabile nel quartiere Monte, proprio nel cuore della realtà più antica della città, fu completato il 25 marzo 1785. Dopo la requisizione dei beni nell’ ‘800 da parte dello Stato, nel ‘900 scomparve definitivamente il collegio dei Canonici. Nel 1950 furono soppresse dal vertice ecclesiastico locale le dieci Confraternite cittadine, che fino ad allora avevano animato i riti della Passione di Cristo, coinvolgendo il popolo. Fu in quell’occasione che la popolazione donò, a spese proprie, l’urna del Cristo morto, tutt’ora parte della processione del Venerdì Santo. Nel 1989, con l’approvazione del Vescovo Cirrincione, fu istituita l’attuale Confraternita, i cui membri si presentano incappucciati, con tunica e accessori che ricordano simbolicamente la Passione del Signore.La processione del Venerdì Santo prende il via dalla Chiesa del S.S. Crocifisso, attraversando tutto il centro abitato. I primi a vedersi di questo corteo dai toni funebri sono proprio i membri della Confraternita del S.S. Crocifisso, che trasportano in un’urna il capo incoronato di spine di Gesù. Segue la bara del Cristo morto, portata a spalla dai devoti vestiti di bianco, secondo la tradizione siciliana. E ancora il Clero e il S.S. Crocifisso issato al di sopra di una palla dorata significante il mondo e portato sempre dai devoti. Molti fedeli donano alla sacra vara, in segno di devozione, delle lenzuola bianche. E, infine, l’Addolorata, bellissimo simulacro, portata in spalla da giovani ragazze vestite interamente a lutto. Poco dopo, a partecipare del dolore della Madre del Signore, i fedeli in processione. Inoltre, da poco è stato istituito nuovamente il gruppo dei Lamenti. Qualche anno fa di questo gruppo, ora composto anche da giovani, facevano parte solo anziani che, con grande enfasi, narravano in vernacolo piazzese, con il ritmo di una litania, i patimenti e i dolori della Passione. Il Veltro si è occupato di queste “Lamintanzi” in un altro articolo, per approfondire cliccare qui.
Il rito sacro del Venerdì Santo è una scena a cui si partecipa con il sentimento e anche lo spettatore sentirà di essere parte, con i propri sentimenti, del dolore metafisico, animato dal corteo e dagli attori dello stesso, rendendolo così concreto come se la Passione del Cristo si realizzasse realmente a ben a soli due passi.
A seguire il video del Veltro Reporter proprio sulla Processione del Venerdì Santo di Piazza Armerina. Buona visione.
Il rito sacro del Venerdì Santo è una scena a cui si partecipa con il sentimento e anche lo spettatore sentirà di essere parte, con i propri sentimenti, del dolore metafisico, animato dal corteo e dagli attori dello stesso, rendendolo così concreto come se la Passione del Cristo si realizzasse realmente a ben a soli due passi.
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